L’uomo invisibile

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Wells mi da sempre profonda soddisfazione. Non sono letture per ragazzi, nemmeno per sogno. La sua fantascienza è cattiva, perché chi contorna i protagonisti è spaventato da quel che accade, da quello che non comprendono. Sia un uomo invisibile, piuttosto che un viaggiatore nel tempo.

Lo straniero arrivò ai primi di febbraio, in una giornata gelida, sferzata da un vento tagliente e battuta da una fitta nevicata, l’ultima della stagione. Veniva a piedi dalla stazione di Brumblehurstm, e teneva in mano, una mano pesantemente guantata, una valigetta nera. Era imbacuccato dala testa ai piedi, e la tesa del suo morbido cappello di feltro gli scendeva sul viso, nascondendolo quasi interamente alla vista, L’unica cosa visibile era la punta lucida del suo naso. La neve gli si era ammucchiata contro il petto e sulle spalle e aveva ricamato una cresta bianca sul bagaglio. Più morto che vivo, entrò nell’albergo “Carrozza e cavalli” e lasciò cadere in terra la valigia.

Fortunatamente si trovano vecchie edizioni nei mercatini dell’usato, con pochi euro potete trovare questo, come altri titoli di Wells con traduzioni di inizio secolo. Io mi sono accontentata dell’edizione BUR del 1960.